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Omeopatia prima scelta terapeutica

Il 18 novembre scorso si è tenuta la giornata europea 2016 per l’uso consapevole degli antibiotici o, più in generale, antimicrobici. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, l’OMS

il numero di persone resistenti agli antimicrobici (antibiotici, antivirali etc) è in continua crescita. Questa crescita è molto accentuata nei paesi con alto grado di sviluppo, perché gli antibiotici diventano strumenti di uso corrente ed anche non appropriato.

Come messo in evidenza ripetutamente negli ultimi anni dall’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) il Report non mostra uno scenario promettente, l’utilizzo inappropriato degli antibiotici ha portato a un vasto e rapido sviluppo di ceppi di batteri resistenti a questa classe di farmaci, che rende difficile il trattamento di una gamma sempre più ampia di infezioni abbastanza comuni e facili da contrarre.(1)

Il meccanismo attraverso cui un batterio che prima non lo era, diventa resistente agli antibiotici, avviene spesso attraverso la presenza di un corto segmento di DNA di forma circolare, denominato “plasmide”, che codifica per una proteina che conferisce resistenza a quel batterio. Quando si usano continuamente gli antibiotici gli unici batteri che possono sopravvivere sono quelli che possiedono questo plasmide di resistenza. Quindi, mentre gli altri muoiono, i batteri resistenti si sviluppano in grande quantità. Esistono solo due maniere di ridurre la resistenza batterica: evitare di usare continuamente antibiotici soprattutto quando non è necessario, oppure inventare nuovi antibiotici. Al momento l’OMS ha deciso un approccio di monitoraggio esteso in tutti i paesi: L’OMS ribadisce la necessità di una rete sinergica che coordini a livello globale il monitoraggio delle antibiotico-resistenze e la condivisione dei dati. Solo 129 dei 194 Paesi Membri hanno fornito dati nazionali sulle AMR (Anti- Microbial Resistance) e, tra questi, solo 42 hanno rintracciato i dati relativi a tutte le 9 coppie "batteri-antibiotici" che le agenzie nazionali hanno indicato come le principali minacce per la salute pubblica, tra queste: Staphylococcus aureus e meticillina, Escherichia Coli e le cefalosporine, Klebsiella pneumoniae e i carbapenemi (1). 

Quindi, indipendentemente dal sistema di monitoraggio mondiale, non c’è al momento alcun sistema in grado di evitare l’uso inappropriato degli antimicrobici o inventare nuovi antimicrobici. Eppure soluzioni esistono.
Nel primo caso, per evitare di usare continuamente antibiotici soprattutto quando non è necessario, è indispensabile fare ricorso alla capacità dell’organismo. Ricordiamo che ad esempio i batteri qui sopra nominati, sono sempre presenti in tutti noi, ma non trovano abbastanza spazio per riprodursi perché ci sono molti altri batteri da un lato e dall’altro c’è il sistema immunitario che ne limita l’espansione. Qui la Medicina Omeopatica, con la sua capacità di rinforzare l’organismo può senz’altro dare il suo aiuto. Non solo: in caso di infezione batterica, di influenze o altri attacchi microbici, l’uso iniziale della medicina omeopatica può, in modo significativo contribuire a ridurre il consumo di antibiotici. Molti pazienti che si rivolgono infatti al medico omeopata per anni non utilizzano antibiotici e quindi non selezionano positivamente quelli resistenti. In caso di intervento operatorio ad esempio, hanno un rischio molto basso di mostrare una resistenza a un qualsiasi antibiotico.
E’ proprio in questi casi, rinforzando l’organismo e limitando la resistenza agli antibiotici, che la medicina diventa una. Il medico impara che con l’omeopatia non ha più bisogno di utilizzare esclusivamente l’antibiotico. In questo modo ha un doppio armamentario. Un primo approccio fine per modulare la risposta immune del paziente, e un secondo più forte quando il sistema immunitario non è in grado di rispondere. Ma la resistenza batterica all’antibiotico sarà minore e l’antibiotico sarà così più efficace.
Due è meglio di uno. Ma è indispensabile che il medico conosca l’approccio diagnostico e prognostico omeopatico per garantire al suo paziente il miglior trattamento e la miglior terapia. 

(1) http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/la-resistenza-agli-antibiotici-emergenza-mondiale-il-primo-rapporto-globale-del-who

 

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